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giovedì 29 luglio 2010

Crisi politica : una riflessione dall'antica Roma

 

Publio Elvio Pertinace (Alba, 1 agosto 126 - 28 marzo 193) più noto come Pertinace, fu proclamato Imperatore Romano la mattina seguente all'assassinio di Commodo il 31 dicembre 192 d.C.
Quello di Pertinace fu un regno corto e inquieto. Egli tentò di imitare il buon governo di Marco Aurelio, ma una cospirazione finì con il suo assassinio da parte della guardia pretoriana.
Di lui ci parla lo storico storico dell'Impero romano Erodiano (170 - 250) noto come autore della Storia dell'Impero dopo Marco Aurelio, una storia degli imperatori romani dal 180 al 238 d.C.,
Erodiano ci riporta le parole che Pertinace avrebbe rivolto ai senatori all’atto di insediarsi al potere. Parole di duemila anni fa ancora attualissime, tanto che mi piace immaginare possano essere rivolte ai “signori del palazzo” .
Sentite:
“Io vedo che mi sovrasta un’impresa non facile : il rendermi degno dell’onore da voi concessomi. Il primato infatti non deriva dal trovarsi sul trono, ma dall’agire in modo degno del trono. E quanto più odio hanno suscitato gli eventi trascorsi tanto maggior bene si pretende ora dal futuro. Ma mentre le cattive azioni sono sempre ricordate, …i benefici , non appena ricevuti , si dileguano dal ricordo. Così la gioia che procura la libertà è inferiore al dolore della servitù. Né alcuno, quando gode tranquillamente i propri beni, si considera obbligato, poiché in tal caso riteniamo di avere quel che ci spetta;ma chi è privato del proprio, conserva eterno rancore del danno subito. E se vi è mutamento favorevole per la collettività, nessuno riconosce di esserne avvantaggiato, perché i privati si danno poco pensiero dell’interesse comune e del bene pubblico; nessuno ammette di avere grandi vantaggi, se le sue personali faccende non vanno come egli desidera.
Coloro che sono abituati a trarre profitto dalla incosciente e sfrenata prodigalità ....., nel passare ad un regimi piu’ onesto, piu’ moderato,più economo,non vedono la saggezza, né la buona e oculata amministrazione, ma lamentano la grettezza e la vita difficile.
Essi non comprendono che le abbondanti e sregolate elargizioni sono possibili solo ai governi fondati sulla rapina e la violenza, mentre il proposito di dare ad ognuno con criterio ciò che gli spetta senza commettere abusi preclude l’abbondanza fondata sull’ingiustizia, ed implica che le risorse , accumulate nel rispetto della legge, vengano rigorosamente dosate.
Occorre dunque che voi , rendendovi conto di questa realtà, vi facciate miei collaboratori , e consideriate responsabilità comune l’amministrazione dello stato ……”.

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